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Come l’IA ha cambiato armi e guerra

Scopri come sta cambiando il mondo delle armi con l'intelligenza artificiale, quali sono i principali impieghi e pericoli.

di Antonio Dello Iaco

Parliamo di armi con l’intelligenza artificiale. Le novità più importanti sono rappresentate dai droni spia e da quelli armati o kamikaze, sempre più impiegati per la lotta al terrorismo.

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Armi con l’intelligenza artificiale

La scorsa settimana abbiamo visto come l’intelligenza artificiale possa rappresentare dei rischi importanti in materia giudiziaria. Parlando del caso Compas abbiamo scoperto come gli algoritmi, a causa dei bias (errori di programmazione), possano essere discriminatori e causare gravi danni alla popolazione.

Oggi invece, approfondiamo il tema delle armi. Nei prossimi paragrafi parleremo di uso della tecnologia nel comparto bellico e dei timori della comunità internazionale.

Killerbots – I droni assassini

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La guerra al tempo del digitale: i droni

Nel dibattito sull’intelligenza artificiale applicata alla guerra emerge prepotentemente il ruolo dei droni.

Droni in guerra: dallo spionaggio al targeted killing

L’impiego dei droni come armi è cresciuto in modo esponenziale a partire dai primi anni duemila. In particolare, con l’avvento della tecnologia di intelligenza artificiale, sono stati potenziati i sistemi di videocamere e sensori di cui questi strumenti sono dotati.

La NATO ha implementato il sistema Gordon Stare che prevede una maggiore capacità da parte dei droni di raccogliere dati in modo massiccio in un raggio di circa quattro chiometri.

Spesso i mezzi alimentati con l’intelligenza artificiale funzionano senza un pilota umano. Per questo riducono i rischi per i militari.

L’uso di software sempre più sofisticati e precisi ha consentito il passaggio dalla pratica dello spionaggio a quella del targeted killing. Dalla presidenza Bush (in particolare dopo l’attentato terroristico alle torri gemelle ndr) questo metodo è sempre più impiegato nella lotta al terrorismo da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Il targeted killing (“omicidio mirato“) prevede che si affianchi il lancio di un missile all’uso del drone spia. Quando i software di spionaggio rilevano la presenza dell’obiettivo nemico viene sganciato un missile.

Tuttavia, la giustificazione della lotta al terrorismo non ha impedito che l’uso dei droni e la strategia dell’uccisione mirata sollevassero significative polemiche e fossero oggetto di accuse di crimini di guerra, soprattutto negli attacchi contro civili.

Cos’è un drone?

Il nome drone deriva dal verbo inglese “to drone” che significa ronzare. Si tratta di un veicolo senza pilota, uno strumento comandato a distanza che può essere:

I droni oggi sono impiegati per svolgere tre tipologie di azioni: sorveglianza, ricognizione e attacchi. In genere, tutte le operazioni sono supervisionate dall’intelligence e dalle forze armate dello Stato proprietario di queste tecnologie. L’impiego dei droni non è affatto semplice e il loro costo rende fondamentale un corretto impiego in ambito bellico.

Come nasce un drone militare: da UAV a UCAV

Sono pochi i droni che nascono già equipaggiati di esplosivo (nel caso dei droni kamikaze) o di missili. In genere l’industria bellica produce i cosiddetti UAV (Unmanned Aerial Vehicle) che non sono dotati di tecnologie particolari in ambito offensivo e di attacco.

È compito dei singoli Paesi che acquistano questi mezzi equipaggiarli e dotarli delle migliori tecnologie belliche di cui dispongono. Da UAV si passa ai cosiddetti UCAV (Unmanned Combat Aerial Vehicle), dove la “C” sta proprio per “da combattimento”.

La vendita di droni: un business tutto Israeliano

La produzione e la vendita di droni è un business gestito da pochi Stati. Su tutti Israele che, dal 2000, ha puntato molto sulle industrie di questo settore.

Stando al report “Arms Transfer Databasedel SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute – Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma ndr), dal 2000 al 2020:

Chiariamolo per evitare confusioni. Si tratta sempre di UAV, mezzi non dotati di stumenti di attacco militare (missili, bombe…) e di un peso superiore ai 20 chilogrammi. Tutti i mini droni, usati spesso in ambito di intelligence e in operazioni di spionaggio, non sono stati conteggiati in questo rapporto.

Uso di droni in guerra: tra USA e terroristi

L’uso di droni in guerra è il simbolo della lotta americana al terrorismo. Con questi metodi infatti sono stati uccisi numerosi obiettivi statunitensi come:

Se da un lato l’uso statale dei droni sembra essere sempre più massiccio, dall’altro non mancano gli attori esterni che sfruttano questi strumenti. Tra i gruppi in possesso di droni armati ci sono, per esempio:

Troppi morti civili a causa dei droni

Se da un lato l’intelligenza artificiale e la tecnologia stanno rendendo questi droni sempre più sofisticati ma precisi, dall’altro i morti civili causati dai loro attacchi non mancano. A lanciare l’allarme è stato più volte l’ONU negli ultimi anni.

Stando all’Organizzazione delle Nazioni Unite, tra il 2000 e il 2013, sono almeno 450 i civili rimasti uccisi negli attacchi messi americani con droni nei soli Paesi del Pakistan, dell’Afghanistan e dello Yemen.

Con l’invasione russa dell’Ucraina e con la guerra israelo – palestinese, insieme a tanti altri conflitti IN atto, i morti collaterali dell’uso di questi droni sono diverse migliaia.

L’ONU ha spiegato come il principale problema sia rappresentato dalla mancanza di trasparenza nell’individuazione degli obiettivi da colpire che si trovano quasi sempre in uno Stato diverso da quello del Paese che sferra l’attacco.

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Guerra e IA: i timori degli Stati

L’impiego della tecnologia, e in particolare dell’Intelligenza Artificiale, nel mondo delle armi e della guerra desta molte preoccupazioni.

Il principale rischio, secondo USA, UE e NATO, è rappresentato dalla possibilità che anche terroristi e criminali sviluppino delle armi sofisticate alimentate con l’IA.

Proprio nei primi di Novembre, nel Regno Unito, c’è stato l’AI safety summit a cui hanno preso parte capi di governi internazionali, aziende leader nel campo dell’IA, gruppi della società civile ed esperti di ricerca del settore.

Lo scopo dell’incontro è stato quello di discutere in materia di regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale.

Il pericolo di nuove armi biologiche

Inoltre, l’Intelligenza Artificiale rappresenta un rischio significativo nella creazione di armi biologiche innovative.

Lo scorso anno, infatti, un software ben strutturato e programmato ha impiegato meno di sei ore per sviluppare in modo teorico circa 40mila molecole potenzialmente letali non conosciute.

Tra queste ne sono state create alcune simili al VX, l’agente nervino più potente e pericoloso mai sviluppato dall’uomo e posto al bando con la convenzione sulle armi chimiche del 1993.

Spionaggio e cyberattacchi

Un altro importante campanello d’allarme dell’impiego dell’Intelligenza Artificiale in campo bellico sono le pratiche di spionaggio e cyberattacchi.

Negli ultimi anni sono stati incalcolabili i danni provocati da software e hacker che hanno attaccato strutture difensive o della Pubblica Amministrazione.

Tra i Paesi più avanzati nell’impiego di queste tecnologie c’è sicuramente la Cina e la Russia, che utilizzano cybercriminali ultra specializzati.

Armi e Intelligenza Artificiale: servono nuove leggi

Abbiamo spiegato come l’impiego della tecnologia in guerra sia aumentato in modo concreto, anche a danno dei civili. Esistono molti rischi correlati all’impiego dell’IA per la creazione di armi distruzione di massa.

Serve, perciò, una forte regolamentazione internazionale che garantisca un corretto e sano sviluppo dell’IA e che protegga la sicurezza personale dei cittadini e delle cittadine del mondo.

Come l'IA ha cambiato armi e guerra
L’immagine rappresenta le nuove armi con l’intelligenza artificiale

FAQ su armi con l’IA

Quali sono le sfide e le preoccupazioni legate all’uso dell’IA in guerra?

L’impiego dell’IA in guerra solleva diverse questioni etiche e strategiche, tra cui:

Quali sono gli utilizzi principali dell’intelligenza artificiale in guerra?

L’intelligenza artificiale trova applicazione in diversi settori militari, tra cui:

Cos’è l’uso dell’intelligenza artificiale in guerra?

L’uso dell’intelligenza artificiale in guerra si riferisce all’impiego di sistemi e tecnologie basate sull’IA nell’ambito delle operazioni militari. Questa pratica coinvolge l’applicazione di algoritmi e macchine intelligenti per scopi militari, come l’analisi dei dati di intelligenza, la pianificazione delle operazioni, la sorveglianza e persino il controllo di droni e veicoli autonomi.

L’obiettivo principale è migliorare l’efficacia e l’efficienza delle forze armate attraverso l’automazione e l’elaborazione rapida delle informazioni.

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