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Intelligence Amplification: perché non possiamo (ancora) parlare di intelligenza artificiale?

Oggi strumenti come ChatGPT sono ancora solo strumenti (anche se straordinari). Non una vera intelligenza artificiale.

di Annachiara Piscitelli

Intelligenza. Dall’avverbio latino intŭs che significa “dentro” e il verbo legĕre, “cogliere, estrarre, selezionare, comprendere”. Insieme, indicano la capacità di leggere e capire il mondo ma, attenzione, non con una leggerezza qualsiasi. Bensì con profondità, lasciando a ciò che è fuori la possibilità di penetrare dentro e, viceversa, penetrando noi stessi dentro ciò che è all’esterno.

Quest’atto totalizzante di com-prensione e quasi di con-fusione è tutt’altro che ovvio e scontato. Sebbene l’intelligenza sia qualcosa di cui tutti siamo dotati e di cui tutti riusciamo a intuire l’essenza, il suo carattere unico e la posizione di prim’ordine che occupa tra le facoltà in nostro possesso, la rendono una delle caratteristiche più complesse da definire in maniera scientificamente esatta.

Che cos’è, precisamente, l’intelligenza? E perché abbiamo scelto proprio questa parola per riferirci anche a quella artificiale? L’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale per come l’abbiamo conosciuta nell’ultimo anno possono essere davvero messe sullo stesso piano?

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Che cos’è l’intelligenza?

Dare una definizione dell’intelligenza è, tuttora, una sfida ancora aperta. Da semplice astrazione, logica, comprensione, ad apprendimento, conoscenza emotiva, ragionamento, pianificazione, creatività, pensiero critico, o ancora, capacità di carpire informazioni e conservarle come conoscenze da cui attingere come risorsa in altri contesti, nel corso degli anni tanti sono stati i tentativi di fornirne una descrizione esaustiva e diversi sono stati gli ambiti da cui, di volta in volta, hanno fatto capolino nuove proposte. 

Psicologi come Robert Sternberg e William Salter l’hanno etichettata come un “comportamento adattivo orientato a un obiettivo”, mentre per ricercatori come Hutter e Legg può essere sintetizzata come “la misura della capacità di un agente di raggiungere obiettivi in una varietà ampia di ambienti”. Qualcuno ha addirittura provato a trasferirla in una formula matematica. È il caso del fisico Alexander Wissner-Gross e della sua “F = T ∇ Sτ” ovvero: l’intelligenza è una forza, F, che agisce in modo da massimizzare la libertà d’azione futura, o per mantenere aperte le opzioni, con una certa forza T, con la diversità dei possibili futuri accessibili, S, fino a un certo orizzonte temporale futuro, τ. 

Una sola parola, tanti significati

Di più ampio respiro, invece, la dichiarazione editoriale Mainstream Science on Intelligence firmata ormai ben 30 anni fa da cinquantadue ricercatori. Qui, l’intelligenza viene descritta come:

«una generale funzione mentale che, tra l’altro, comporta la capacità di ragionare, pianificare, risolvere problemi, pensare in maniera astratta, comprendere idee complesse, apprendere rapidamente e apprendere dall’esperienza. Non riguarda solo l’apprendimento dai libri, un’abilità accademica limitata, o l’astuzia nei test. Piuttosto, riflette una capacità più ampia e profonda di capire ciò che ci circonda – “afferrare” le cose, attribuirgli un significato, o “scoprire” il da farsi».

Insomma, qualunque sia la definizione verso la quale si propende, non c’è dubbio che la parola “intelligenza” sia un concentrato di elementi molto diversi tra loro ma in grado di incastrarsi alla perfezione per dare vita a quel qualcosa che tutti noi ben conosciamo e che nella nostra specie si manifesta in una maniera particolarmente evoluta.

La sfida dell’intelligenza artificiale

Proprio per questa sua natura eterogenea e a tratti misteriosa, per il grado di elevazione in cui è presente in noi essere umani e per i risultati che ci ha permesso di raggiungere epoca dopo epoca, è anche una delle funzioni più complesse da replicare artificialmente. Nonostante questo (o forse proprio per questo) a un certo punto della nostra storia ci siamo messi in testa di realizzare una macchina in grado di simulare ogni aspetto dell’intelligenza umana. Era il 1956 quando, nel New Hampshire, al Dartmouth College, lo scienziato John McCarthy coniò per la prima volta l’espressione “intelligenza artificiale”.

ChatGPT, Gemini, Midjourney: un universo di strumenti “intelligenti”

Oggi, l’espressione intelligenza artificiale fa ormai parte del nostro quotidiano. E ne fa parte, soprattutto, in senso estremamente pratico. L’avvento di ChatGPT, chiave d’accesso diretta a un mondo che fino a poco tempo prima era nelle mani di studiosi e addetti ai lavori, ha aperto le porte a un nuovo modo di scrivere, pensare, lavorare, “fare” in senso ampio. Questa interfaccia, nella sua semplicità d’accesso e fruizione, ha permesso a tutti di beneficiare di uno strumento avanzato e potente, in grado di velocizzare e agevolare tutta una serie di attività anche molto diverse tra loro.

Dalla sua introduzione, ChatGPT è stato utilizzato per scrivere articoli, comporre poesie, validare flussi di lavoro, preparare business plan, tanto per fare qualche esempio. Gli ambiti di applicazione sono svariati, gli incentivi che può fornire notevoli, eppure c’è ancora una cosa che gli manca: essere una vera intelligenza artificiale.

ChatGPT, così come tutte le sue alternative (la più recente, Gemini) o altre simili risorse oggi a disposizione (Midjourney se pensiamo alla generazione di immagini), sono molto lontane dall’essere sistemi indipendenti in possesso di tutte quelle capacità che, abbiamo visto, comporre quella che comunemente chiamiamo intelligenza. Nella loro essenza e nel loro uso non sono altro che strumenti: né più né meno di una lavastoviglie, un cellulare, un navigatore satellitare.

Video guida che spiega come creare mappe concettuali con ChatGPT

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Intelligence Amplification: una prospettiva diversa sul futuro dell’intelligenza artificiale

È questo il motivo per il quale più che di intelligenza artificiale, sarebbe il caso di parlare di “Amplification Intelligence”: ovvero, l’estensione di quella che è la nostra intelligenza umana grazie all’utilizzo di strumenti simili a quelli che abbiamo appena citato. Questo approccio, già proposto dallo studioso William Ross Ashby nel 1956, non solo descrive in maniera decisamente più realistica ciò che sta accadendo oggi con l’avvento delle tecnologie che stiamo imparando a conoscere e sfruttare, ma suggerisce una prospettiva diversa (e per certi versi anche più promettente) rispetto al futuro che ci attende.

Non macchine che ci sostituiranno, non robot che ci governeranno, ma un insieme di mezzi particolarmente avanzati che ci consentiranno di ampliare le nostre facoltà, di potenziare le nostre capacità cognitive, di raggiungere più velocemente mete altrimenti smisuratamente lontane, di ottenere più agevolmente risultati a dir poco chimerici: non un’intelligenza artificiale che prenderà il posto della nostra, ma la nostra intelligenza che accresce esponenzialmente il suo “tenere dentro”, il suo intŭs legĕre, per fare un passo ancora un po’ più in là come genere umano.

FAQ

Cosa significa GPT?

Generative Pre-trained Transformers: un tipo di modello linguistico di grandi dimensioni basato sull’architettura dei transformers, pre-addestrati appunto su enormi quantità di dati di testo e in grado di generare nuovi contenuti simili a quelli umani.

Che cos’è ChatGPT?

ChatGPT è un modello di linguaggio avanzato sviluppato da OpenAI, basato sull’architettura GPT. Si tratta di un sistema di intelligenza artificiale che utilizza apprendimento automatico per comprendere e generare testo in modo coerente e contestuale. ChatGPT è addestrato su una vasta gamma di dati linguistici, consentendogli di rispondere a domande, completare frasi e interagire in modo naturale con gli utenti. 

Che cos’è Midjourney?

Midjourney, nel contesto delle intelligenze artificiali generative per immagini, è un modello avanzato di AI specializzato nella creazione di immagini dettagliate e artistiche a partire da descrizioni testuali fornite dagli utenti. Questa tecnologia utilizza tecniche di deep learning e reti neurali per interpretare le richieste testuali e trasformarle in immagini visivamente ricche e complesse.

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